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Un po’ di finito infinito (5 Luglio 2007)

Riflettendo sulle diverse possibilità di intervento, dopo aver visitato il Chiostro di Villa Vogel, ho sen-
tito l’esigenza di ideare e realizzare un progetto che instaurasseuna sintonia, uno stretto rapporto,
con l’identità del luogo. Ma nello stesso momento, mi sono reso conto che questo desiderio nasce-
va in qualche modo da una correlazione, una vicinanza, tra l’essenza del chiostro e alcuni aspetti che
riguardano lo spirito e la concezione di diversi miei lavori.
Esiste una speciale relazione tra il chiostro e il cielo, passaggio e anello di congiunzione tra microco-
smo e macrocosmo, tra universo chiuso e spazio infinito, il lavoro nasce e prende forma a partire da
questo indissolubile rapporto. Ciò che si osserva guardando verso l’apertura, il cielo, qui viene ripro-
posto, appena sollevato dal piano di calpestio, attraverso una superficie quadrata di specchio azzur-
ro che ripercorre il perimetro dello spazio aperto. Da essa affiorano punti luminosi, anche infinitesi-
mali, stelle di una doppia galassia immaginaria, che si disegnano attraverso un ribaltamento simme-
trico sull’asse della diagonale, creando un doppio speculare, cogliendo così anche le suggestioni
delle teorie scientifiche e filosofiche relative agli “infiniti mondi”, ai “mondi paralleli”, fino al “para-
dosso della replicazione infinita”.
Il piano di specchio, inteso da me come l’immagine metaforica dell’acqua, ma allo stesso tempo
anche del cielo, crea un riflesso vertiginoso, un vuoto, dove la configurazione delle galassie diventa
una sorta di sottile e puntiforme diaframma, tra la dimensione del sopra e la visione illusoria del sotto
e si combina e si mescola, come in un’immagine sovrapposta, con il riflesso dell’architettura del
luogo, e con il quadrato di cielo dello spazio aperto.
L’intento era anche quello di creare un piano sospeso che tendesse ad aprire, che aspirasse, ad una sen-
sazione di leggerezza, sfruttando le qualità riflettenti dello specchio, l’impalpabilità della luce e la distan-
za evocata dall’immagine dellegalassie. Come in una visione quasi onirica in una corrente calma e flui-
da, come in una variabile sovrapposizione, le immagini lacustre e cosmica si fondono condividendo l’i-
dea di galleggiamento.
Le stelle, alcune quasi spente o poco luminose, suggeriscono una visione dilatata, dove sembrano
espandersi infinite gemmazioni e infinite mancanze.

Andrea Santarlasci

 

 

Andrea Santarlasci Un po' di finito infinito, 2007 Chiostro di Villa Vogel Firenze

Graffito su specchi azzurri retroilluminati con luci al neon